Massimo Battaglio

Abitare la terra
Disegni e Fantasie

Fantasie da riunione

Penso che chiunque abbia provato almeno una volta nella vita il piacere di scarabocchiare qualcosa su un foglio durante una riunione: delle “fantasie”.

Se poi amiamo disegnare, lo scarabocchio diventa immediatamente qualcosa di più. Io che, oltre al disegno, amo l’architettura, mi produco in qualcosa di più architettonico.

Disegno prospettive fantastiche, giocate con gli elementi più semplici della mia arte, la colonna e l’arco.

E uno spirito barocco, tanto barocco, festosissimo barocco, giusto per ridere.

Fantasie di paesaggio

Mi piace disegnare fantasie più o meno realistiche (in questo caso ricordavo la biblioteca sansoviniana di Venezia e la basilica di Superga) e più o meno mitologiche (qui avevo in mente le vedute fantastiche del settecento veneziano che ritraggono paesaggi improbabili caratterizzati da rovine romane)

 

Fantasie di architettura

Altre volte mi concentro sulla tecnica del disegno, ricordando disegnatori illustri del passato o del presente. Qui volevo imitare lo stile dei “penzieri”  di Juvarra e avevo in mente quelli per la ricostruzione del duomo di Torino.

Fantasie colorate

Qualche volta inserisco un po’ di colore, a seconda degli strumenti che trovo sul tavolo (in questo caso, pennarelli per bambini e penna a sfera)

Fantasie ossessive

Talvolta, il disegno è proprio solo uno stratagemma per rilassare la mente senza astrarmi dalla realtà. E allora diventa ancora più astratto: immagino città, o forse solo agglomerati di edifici, composti da infinite casette aggrovigliate, tracciate con segno automatico e quasi ossessivo. Poi mi pento del risultato e inserisco qualche variante: ponti onirici e vertiginosi, residuati monumentali, ghirigori a uso filigrana.

Fantasie rilassanti

Qualche volta, il racconto fantascito nasce anche come stratagemma per riempire un’attesa. Qua stavo aspettando un amico in trattoria. Il supporto è una tovaglietta di carta giallina.

Fantasie fantastiche

E poi ci sono i ghirigori puri. Si parte da una spirale aristotelica, la si trasforma in una voluta. Se ne aggiunge un’altra, si scompone la prima in singoli riccioli. Si ombreggia il tutto, se ne aggiunge una terza e si va avanti fin che c’è tempo.


Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *