Massimo Battaglio

Abitare la terra
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La chiesa del Redentore in Torino

Domenica mi è capitato di accompagnare un gruppo di turisti alla chiesa del Redentore, che poi è la mia parrocchia, sulla quale ho svolto un’infinità di lavori di manutenzione che non bastano mai. E mi è tornato in mano un libretto che avevo scritto per i 50 anni dalla consacrazione, avenuta nel 1957.

L’ultima chiesa bella e la prima moderna

Quando spiego il Redentore, comincio sempre dicendo che è l’ultima chiesa bella e la prima moderna a Torino. L’ultima bella perché fu l’ultima volta, prima della grande tumultuosa crescita della città negli anni ’60, in cui si ebbe il tempo di pensare a una chiesa come a un monumento di architettura, fortemente qualificante per il territorio, decisamente meditata nelle forme e nelle strutture. Da lì in poi si dovette fare in fretta per tenere il passo. Non ci furono mai più occasioni per considerare il cantiere di una nuova chiesa come a una vera opportunità artistica. La prima moderna perché davvero assume su di sè, senza mediazioni, il linguaggio e le tecniche del moderno, arrivando a interpretare, addirittura in anticipo, lo spirito del Concilio Vaticano II.

Il Redentore è la chiesa di Mirafiori

Si trova in piazza Livio Bianco, al centro della parte più anziana del quartiere di Mirafiori nord. E’ un complesso parrocchiale “completo”, come si diceva allora, composto dalla chiesa, la cappella feriale, i locali pastorali e la casa parrocchiale. Tutta la composizione è retta su un reticolo di triangoli eguilateri di lato 3.43 e altezza 3 metri. Anche in elevato si mantiene la stessa struttura modulare, che dà origine a tetraedri cristallini che definiscono le unità volumetriche.

La storia

Non è stato difficile ricostruire la vicenda progettuale e costruttiva del Redentore. In parrocchia si conservano infatti tutti gli atti di cantiere, le relazioni di progetto, le lettere dell’architetto Nicola Mosso che seguiva con incredibile passione la nascita della “sua creatura”. Dalle prime idee al loro sviluppo. Dalle calcolate aggiunte alle programmatiche rinunce. La parrocchia conserva la gran mole di disegni attraverso i quali Mosso delineò le forme di ogni dettaglio, dai nodi interessantissimi del cemento armato, agli arredi, fino alle viti delle maniglie. Poiché ogni cosa doveva rapportarsi col tutto e portarne il significato. Come a simboleggiare che ogni singolo membro è parte del corpo mistico della Chiesa.

La chiesa del Redentore volle essere un’opera d’arte integrale, intensamente teorica, fortemente pensata, non scevra da ironia. Almeno così mi pare di poter interpretare certi dettagli, come i pavimenti, scherzosamente allusivi a precedenti guariniani. Visitarla è sempre un’esperienza sorprendente.

Il libro

Il volumetto “La Chiesa del Redentore in Torino” è edito dalla stessa parrocchia di Gesù Redentore. 126 pagine 22.5x 17.5 con illustrazioni bn e colori, ripercorre la storia della costruzione. Parte da uno sguardo sulla nascita del quartiere. Colloca l’opera nel contesto culturale e sociopolitico dell’epoca. Esamina il progetto dalla sua genesi alla realizzazione. Disponibile in parrocchia o presso l’autore. € 15

3 Comment

  1. Ho visitato la chiesa e la trovo molto suggestiva. La mole e il gioco della volta cementizia, la citazione quattrocentesca della ghimberga, il colore caldo del laterizio unito al grigio calcestruzzo sono elementi di una “poetica” costruttiva di grande raffinatezza.

  2. È una Chiesa molto bella e rasserenante , un luogo che permette di vivere la fede ma anche ben inserita nel quartiere rispettandone convivialita’ è territorio

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