Massimo Battaglio

Abitare la terra
Disegni e Fantasie

Coins de Savoie – tra l’anno 2000 e il medioevo

Alla fine degli anni ’90, con un gruppo di amici un po’ matti, alcuni torinesi e altri savoiardi, fondammo un’associazione di “cultura transfrontaliera”. Lo scopo era di inserirsi proficuamente in una congiuntura tutta speciale: il passaggio al nuovo millennio e quello all’Europa unita. Si faceva un gran parlare del nuovo secolo incipiente. E d’altra parte, si parlava di superamento delle frontiere e di incremento degli scambi culturali e commerciali. Si rifletteva sulle radici comuni dei popoli di qua e di là delle Alpi, e nasceva la moda del “medioevo”, ovvero dell’altro passaggio di millennio, che aveva fatto sì che Piemonte e Savoia condividessero una lunga storia.

Aprimmo una bottega a Chambery

città che profumava di medioevo e in cui la cultura gotica andò avanti fino all’epoca barocca. Vendevamo prodotti piemontesi, libri sul medioevo, tanta paccottiglia e qualche oggetto artistico. E da lì, ne facevamo di tutti i colori. Io, quand’ero a Chambery, arrivavo in bottega al mattino, e passavo le giornate a disegnare.

Il negozietto era centralissimo: a cinquanta metri da Place St. Léger e ad altri cento dalla cattedrale, i due gioielli del medioevo savoiardo. Sicché mi era comodo uscire in strada con un tavolino, puntare l’occhio qua e là, ritrarre quello che vedevo. Poi passavano i turisti, vedevano, apprezzavano, compravano. E io iniziavo un altro disegno oppure rifacevo lo stesso. Li avrò rifatti tutti una decina di volte, sempre senza muovermi. A parte un caso: quello di un certo castello che vedevo dalla finestra, e che, non a caso, ho ancora lì da parte.

Dopo un po’ di questo gioco, diventai un autentico speculatore. Iniziai a fotocopiare i disegni a china su carta da acquarello, e pitturarli in strada, davanti alla vetrina della bottega. La cosa funzionava, anche se mi vergognavo un po’, ed era davvero divertente.

Alcuni di questi disegni mi sono rimasti,

soprattutto quelli nella versione della “fotocopia acquerellata”. Li ripropongo qui, in una breve galleria.


 

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