Massimo Battaglio

Abitare la terra
gioielli nascosti

Il Castello di Serralunga

In realtà si tratta di un castello abbastanza conosciuto, almeno in ambito piemontese. Piuttosto, non mi capacito di come ho fatto a resistere fino a venti giorni fa per visitarlo. Basta prendere l’auto in direzione Bra e inoltrarsi nelle Langhe verso Verduno e Barolo. Si trova lì, nelle colline del re dei vini, sull’alto di un cucuzzolo circondato di vigne, a sfidare i secoli e i passanti, minaccioso e gentile, ormai da quasi mille anni.

Fu costruito tra il 1340 e il 1347

E’ l’ampliamento di una torre ancora più antica, risalente  quasi all’anno mille, ben riconoscibile nella parte bassa della torre quadrata attuale. E’ piuttosto originale nel panorama dei castelli piemontesi perché ha conservato quasi intatto il proprio modello a “dongeon”. Consta cioè di un unico torrione rettangolare, formato da tre piani più un’altana superiore. Al piano terra si trova un “cantinone”, cioè un luogo in cui venivano conferiti i prodotti delle terre intorno. Il primo piano, quello principale, è dedicato alla sala baronale; al superiore gli alloggiamenti dei soldati. Era infatti innanzitutto un avamposto militare, a cui si associavano le funzioni di custodia delle derrate agricole, e di amministrazione del feudo: dalla riscossione delle tasse alla giustizia. Non era abitato se non da soldati. I proprietari, i Falletti di Barolo, vi si recavano, diciamo così, per lavoro, quando c’era bisogno. Risiedevano invece nel vicino castello di Barolo, per l’appunto.

La particolarità del castello di Serralunga non è tanto la sua bellezza architettonica – che comunque è tanta  – ma il curiosissimo sistema di dispositivi difensivi. Ogni dettaglio è infatti pensato come un’arma contro il nemico. Di più: sembra che i progettisti abbiano proprio immaginato il percorso di un ipotetico invasore, e si siano divertiti a tendergli tutte le possibili trappole.

Addirittura i decori esterni

con quelle specie di pizzi di mattoni che precedono le parti alte dell’edificio, hanno in realtà anche una funzione bellica. Permettono infatti di allargare l’ultimo piano, facendolo sbalzare verso l’esterno, in modo da poter rovesciare pietre o altro su eventuali visitatori non desiderati.

Tanto per cominciare, il dongeon è circondato da un doppio giro di mura. Quelle più esterne non ci sono quasi più perché, nel tempo, vi si sono addossate le casette del borgo. Quelle interne sono ancora ben visibili. Per arrivare al castello occorre quindi compiere un giro completo della collina, e quindi passare una seconda porta che ci porterà a fare un secondo giro in senso inverso.

Arrivati finalmente alla porta del castello

scopriamo che essa non corrisponde al piano terreno ma a quello superiore, a quattro metri da terra. Ora vi si arriva attraverso rampe in pietra. In origine, queste rampe erano in legno, molto ripide, e rapidamente smantellabili alla bisogna.

Dal piccolo portoncino d’ingresso non si entra nei saloni ma in un inatteso cortiletto, piccolissimo, interamente pavimentato in legno. Questo pavimento è in realtà un ponte levatoio. Se quindi il nemico fosse riuscito a spalancare la porta, sarebbe immediatamente precipitato in un fossato cosparso di lame taglienti sul fondo.

Se per caso la carrucola del ponte levatoio non avesse funzionato, si sarebbe riusciti a entrare in un secondo cortiletto, ugualmente piccolissimo, murato su tre lati, contornato di camminamenti militari e fornito di altissime e sinistre finestrelle, dalle quali sarebbe piovuto di tutto.

A ulteriore difesa, la porta d’ingresso al castello vero e proprio è fornita di pesante doppia inferriata a ghigliottina. Chi si fosse inoltrato nel suo vano (un vero e proprio corridoietto ricavato nel possente spessore del muro), si sarebbe trovato in gabbia.

Anche le scale per i piani superiori erano sadicamente pensate per far fare una brutta fine a eventuali mal desinati. Gli scalini sono infatti tutti diversi. Uno è più alto, un più basso, l’altro più profondo. E’ impossibile correre.

La sala baronale

ovvero il salone del primo piano, è oggi spoglia. Esibisce però un bellissimo soffitto a cassettoni, e una cappellina affrescata ricavata in un vano del muro. Muro ben spesso, se ci sta dentro tutta una cappella.

Tra gli affreschi, campeggia una santa Caterina con tanto di ruota dentata del martirio. Altro avvertimento che ci spiega il carattere dei Falletti.

Il secondo piano

è quasi interamente occupato dalla “sala dei tre camini”. Era l’abitazione dei soldati. I camini servivano per scaldarsi, cucinare, fare la punta alle lance, tutto. Erano un po’ grezzi questi militari. Dormivano ammucchiati su un paglione e mangiavano dove capitava. Avevano però un cesso, con tutto il suo tubo di scarico. Una vera modernità.

L’altana superiore era in origine una terrazza merlata. Fu coperta con un gran tetto nel XVI secolo. Sicché oggi si presenta come un grande stanzone, dalle cui numerose finestre, ricavate tra un merlo e l’altro, si inquadrano i più mozzafiato dei panorami delle Langhe.

2 Comment

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *