Massimo Battaglio

Abitare la terra
gioielli nascosti

Pianezza: la pieve e altre chiese

E’ piuttosto raro in Piemonte, trovare testimonianze di architettura sacra medioevale. Tolti pochi casi di alto pregio, spesso pesantemente rimaneggiati nei secoli, il modello della pieve romanica è stato quasi integralmente sostituito da nuovi edifici sei-settecenteschi, spesso anche molto belli. Fanno eccezione alcuni casi nelle valli alpine e, tra loro, quello straordinario di Pianezza, dove si trovano, intatte quanto sconosciute, ben tre oratori costruiti tra il XII e il XV secolo. Visitarle può essere una buona idea per una gita domenicale in bicicletta.

La pieve di San Pietro

E’ la più anziana delle tre. Le sue parti più antiche risalgono forse all’epoca carolingia. Inizialmente concepita come un unica aula longitudinale terminante in un abside rettangolare, fu successivamente ampliata nelle due navate laterali. La disetaneità dei corpi di fabbrica si legge bene nei motivi decorativi delle facciate: partiture severe alla longobarda nella parte centrale primitiva; leziose cornici in elementi di cotto su quelle trecentesche.

L’interno della pieve, affrescato dalle mani sapienti di Jaquerio e della sua scuola, è completamente coperto di pitture disposte in grandi riquadri. Una crocefissione del primo quattrocento occupa la parete absidale, sormontata da un’annunciazione e fiancheggiata dalle figure di santa Margherita e della Maddalena. Nella volta campeggiano i quattro evangelisti. Le pareti laterali sono riempite di altre storie apologetiche. Medaglioni di impronta pre-rinascimentale si insinuano anche nell’arco trionfale e nelle cappelle laterali.  E’ una caratteristica che si ritrova in molti edifici sacri delle Alpi e che, a mio avviso, rimanda, più che agli illustri esempi romani e bizantini, al gusto per l’horror vacui di tradizione celtica. Il più noto dei monumenti piemontesi che testimoniano questo stile, è infatti l’antico arco di Augusto a Susa, in cui tutte le superfici sono ricoperte di bassorilievi affollati di personaggi.

L’oratorio di San Sebastiano

Di epoca più tarda di San Pietro è la cappella extramuranea della Madonna delle Grazie e San Sebastiano. Sia dal titolo che dalla posizione in cui sorge, si capisce il motivo della sua origine. Si tratta di un ex voto costruito dopo la peste che nel 1428 devastò la valle. La distribuzione degli spazi conferma questa strana funzione: accogliere i viandanti “sospetti” tenendoli in breve quarantena prima che entrassero in città. La facciata non è la solita parete piena che inquadra una porta d’ingresso. E’ quasi interamente occupata da un grande arco, chiuso da una cancellata in legno. E’ un trucco per consentire al al viandante di fruire visivamente dello spazio interno e delle funzioni liturgiche mantenendosi a distanza.  In origine, la cancellata era sormontata da una grande croce, purtroppo perduta negli ultimi anni.

L’interno della cappella è interamente decorato da affreschi eseguiti in tempi diversi. Il ciclo più sviluppato è quello della volta, dedicato alla vita di san Sebastiano. Sulle pareti, gli affreschi superstiti raffigurano i devoti sotto il manto della Vergine, san Sebastiano affiancato da san Rocco e le tentazioni di sant’Antonio abate. Si tratta di soggetti che ribadiscono ancora una volta la natura di “presidio igienico” del luogo. San Rocco è il medico pellegrino per eccellenza, che curava i malati incontrati lungo la via Francigena (la quale passa proprio di qui).

San Sebastiano è tradizionalmente associato alla peste poiché subì il martirio delle frecce. Il suo corpo pieno di piaghe pareva quello di un appestato. Sant’Antonio, infine, è il patrono dei frati antoniani, che curavano per l’appunto il “fuoco di Sant’Antonio”  con unguenti a base di grasso di maiale (il caretteristico porco che compare sempre come attributo iconografico dell’abate). Proprio vicino a Pianezza sorge una famosa precettoria antoniana: quella di Sant’Antonio di Ranverso.

Gli artisti della nostra cappella sono rimasti anonimi. Oggi si pensa alla numerosa famiglia dei Jaquerio ed ai pinerolesi Bartolomeo e Sebastiano Serra. Ma la maggior curiosità per cui è conosciuto l’oratorio è la sua “traslazione”. Nel 1931-32 infatti, in occasione di un restauro, l’intero edificio fu imbragato e spostato dal sedime originario di 140 metri. Così fu possibile  riposizionarlo in un sito dal terreno più stabile.

La “Madonna della Stella”

Concettualmente simile a San Sebastiano, è il classico oratorio pensato in funzione del passaggio dei pellegrini. Si trova infatti in un punto strategico. Qui si sovrappongo un ramo della via Francigena  e uno del cammino di Santiago. La cappella consentiva ai viandanti, di trovare un riparo coperto e un luogo di preghiera senza dover entrare in Pianezza.

L’affresco sul alto destro, dedicato a San Cristoforo, il “portatore di Cristo”, sottolinea questa funzione dell’oratorio. Funzione ribadita nell’ampio protiro in facciata, separato dalla navata attraverso un grande arco provvisto di grata in legno. Gli altri dipinti propongono un gusto più evoluto. Rare figure di sapore ancora goticheggiante lasciano spazio ad ampi paesaggi e sfondi architettonici quasi rinascimentali.

 

1 Comment

  1. Con una breve deviazione e su prenotazione potrete completare questo bellissimo itinerario con una visita alla chiesa dei Santi Vittore e Corona a Rivalta di Torino. Vi sorprenderanno gli splendidi affreschi di scuola jaqueriana!

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