Massimo Battaglio

Abitare la terra
Progetti

La casa gay esiste?

Secondo me no. Spesso mi è stato chiesto se trovo qualche differenza, qualche specificità in una casa destinata a una “coppia gay” (brutto termine che indica una famiglia composta da due persone dello stesso sesso). A esperienza, direi che la risposta è negativa.

La casa di Luca e Massimo è senz’altro singolare perché ci abbiamo ragionato molto. Perché le davano grande importanza, senz’altro più di una coppia etero il cui destino di convivenza è quasi scontato. Ma non ho notato necessità funzionali o inclinazioni estetiche particolari, che fossero riconducibili al loro orientamento sessuale e al modo di viverlo. Tranne una: l’assoluta parità nel rapportarsi ai doveri domestici. In una coppia gay non c’è divisione di ruoli preconcetta. Non c’è quello che conduce la casa e quello che la fruisce. La frase “mio marito in casa mi aiuta” non ha senso. O magari ce l’ha ma solo per quella singola coppia. Non è una regola che corrisponde a un’attesa sociale da confermare o negare.

In questo, la casa di una coppia gay può essere un po’ diversa dal solito. Perché ogni singolo centimetro appartiene a entrambi, compresi quelli dedicati al cucinare, al rigovernare, al tenere ordine.

L’appartamento originario

L’appartamento da ristrutturare era piuttosto grande per due sole persone. Una casa anni ’30 con stanze ampie e finimenti di un certo pregio da conservare. Tuttavia non corrispondeva minimamente alle esigenze distributive dei nuovi abitanti. I quali, avevo capito, desideravano uno spazio più fluido e meno compartimentato.

Il progetto

Abbiamo così cercato di istituire una circolarità nella distribuzione dei nuovi ambienti, in modo che tutta la casa fosse fruibile senza troppe gerarchie tra gli spazi. Gli elementi più connotati funzionalmente (bagno, lavanderia, guardaroba) sono stati compressi al centro, in una specie di cubo funzionale intorno al quale ruota l’abitazione. La cucina è come una breve galleria di passaggio tra le due camere principali.

La fluidità degli spazi non si è limitata a un fatto planimetrico. Anche in alzato, si è cercato di collegare visivamente gli ambienti. Non tutti i muri salgono fino al soffitto. In alcuni casi sono sormontati da sopraluce in vetro, in altri diventano pure quinte per indirizzare lo sguardo in direzioni particolari.

Anche i materiali da costruzione seguono la stessa logica. Superfici finite a resina si trovano tanto sui nuovi pavimenti quanto su alcuni muri divisori. Intonaci bianchi o colorati avvolgono indifferentemente pareti e soffitti.

Una continuità è stata cercata anche tra gli spazi tradizionalmente più separati. La cucina e il bagno comunicano infatti attraverso una vetrata opalina, che consente al bagno di ricevere comunque un po’ di luce naturale, e alla cucina, di trovare un’alternativa originale alle solite piastrelle.

L’ingresso

è stato confermato ma modificato. Delle tre porte che si affacciano di fronte con fare quasi distaccato, quella a destra è destinata a restare sempre aperta. Immette nella stanza “non solo da letto”. A sinistra, l’ambiente esplode nel grande soggiorno, ottenuto fondendo due camere precedenti.

Il soggiorno

conserva l’impronta del “cubo centrale”, di cui propone il colore marrone nella parete a sinistra. Ma ad essa è sovrapposta una quinta in rilievo, finita a resina. Il bel parquet delle due stanze originarie è stato conservato e ricucito.

dal soggiorno alla cucina

Dietro la quinta in cemento resinato, si insinua la cucina, organo discreto ma non separato. E’ sopraelevata su una piattaforma che ne denota la natura di “macchina per abitare”.

la cucina

Ma la cucina è anche luogo di passaggio. E’ accessibile sia dal soggiorno che dalla seconda camera, completando la circolarità degli ambienti. Il collegamento camera-cucina è diaframmato da elementi vetrati scorrevoli. Non è stata una scelta dettata da ovvi motivi funzionali. E’ piuttosto un elemento dinamico di delimitazione degli spazi.

La seconda stanza

è una camera “non solo da letto”. Ci si può lavorare, soggiornare da soli, fare l’amore, nascondersi. Luca e Massimo hanno deciso di esagerare: volevano che in camera si potesse anche ricevere. E così, con mia piacevole sorpresa, hanno poi sostituito il letto tradizionale, con un letto retraibile. Quando hanno ospiti, lo “tirano su”, in modo che la casa diventi tutto un grande spazio percorribile senza segreti.

il bagno

Il bagno è piccolo. Non si voleva imprimergli troppa monumentalità. Ma non si è rinunciato a una grande doccia. Fatta … non solo per lavarsi. Ecco un’altra caratteristica singolare delle case per “coppie gay”: la totale assenza di inutili pudori; la consapevolezza che una delle funzioni principali dell’abitare è il sesso. Senza finzioni.

la porta del sapere

Chi ha detto che l’ingresso serve solo per entrare? E che una porta serve solo per passare? Ci avanzava la cornice di una vecchia porta. L’abbiamo usata per reggere la libreria, porta della cultura.

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