Massimo Battaglio

Abitare la terra
Progetti

Alloggetti sempre più minimi

Cinque o sei anni fa, complice la crisi economica sempre più acuta, il mercato immobiliare era proprio alla frutta. Si vendeva qualunque roba. I prezzi erano bassi, ma non solo per la contrazione della domanda. Anche l’offerta era precipitata a livelli qualitativamente minimi. Ho visto proporre alloggi di ringhiera col bagnetto senza aereazione affacciato sulla cucina. Si cercava di vendere sgabuzzini con camera da letto inferiore ai dieci metri quadri. Praticamente cucine con ampio ripostiglio passate per abitazioni. Ho visitato piccole stamberghe con ingresso da veranda in alluminio anodizzato. Mi è toccato incontrare grandi appartamenti divisi in monolocali disimpegnati da tortuosi corridoi. Di tutto.

Alessandro cercava casa

Single incallito, ebbe l’idea (geniale) di chiedermi di affiancarlo già nella fase di ricerca. Dopo un po’, trovammo un appartamentino decente. Era proprio uno di quegli alloggetti minimi. Un appartamentino po’ di risulta in una bella casa dei primi del novecento. Era in pessimo stato ma ci si poteva lavorare con poche modifiche.

La distribuzione degli ambienti era un po’ strana. Praticamente, in origine era stato una sequenza di ingresso-cucina-camera con gabinetto di toeletta. Col tempo si era ricavato un piccolo disimpegno e ampliato un po’ il minuscolo bagno. Nel disimpegno era stato piazzato un lavatoio. Razionalizzammo un po’ tutto.

Il “grosso” del lavoro fu quello di arredo

La cucina, stretta e profonda, fu arredata come un vagone: in sequenza, divano, contenitore, tavolo, mobili cucina (col lavello davanti alla finestra). Lampade tubolari verticali furono inserite sopra il mobile contenitore, per separare, attraverso la luce, la zona soggiorno dalla zona pranzo. Il colore adottato, rosso tanto per i mobili della cucina quanto per alcune pareti, portò in secondo piano l’area cottura. Risultava lontana e un po’ mimetizzata.

In camera da letto fu inserito un armadione multiuso a contorno della finestra. Il davanzale della finestra stessa fu proiettato in avanti. Diventò come una scrivania affacciata sulla la città.

Il minuscolo ingresso, il più minimo degli spazi minimi, esagonale, fu rivestito di libri e specchi: riflessi e riflessioni tra vanità e cultura. Dilatare l’ambiente dilatando gli orizzonti mentali.

Così:


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