Massimo Battaglio

Abitare la terra
Attualità e riflessioni

Barriere d’artista – la paura della bellezza

Con l’intensificarsi dei fenomeni di terrorismo stragista nelle grandi città, gli organi di polizia, in accordo con il Ministero dell’Interno, hanno provato a emanare disposizioni in materia di sicurezza da mettere in atto nelle principali piazze urbane. Le cosiddette “barriere”. E così, la ormai famosa “Circolare Gabrielli” sta trasformando i luoghi di riconoscimento collettivi. Li trasforma in peggio, naturalmente, come ogni volta che una qualunque operazione è generata dalla paura attuata nella fretta. Ma per fortuna, si tratta di una trasformazione che speriamo transitoria.

“Barriere d’Artista” a Milano

La circolare in questione non diceva quale tipo di barriere disseminare sulle piazze. Alcune città hanno fatto ricorso a pesanti fioriere, talvolta anche belle, e sembrava che andassero bene. Finite le fioriere però, tutti hanno optato sui “Jersey”. E tutte le città italiane si stanno popolando di travoni in cemento, brutti ma facili da reperire in poco tempo e a basso costo.

“Barriere d’Artista” a Milano

Mi permetto di dire che, a mio parere, la presenza di questi elementi fa più male che bene. Questi oggetti inquietanti, anziché tranquillizzare i passanti, non fanno altro che ricordare il pericolo. Ci insegnano così a convivere con la paura; non ad allontanarla. Non è una bella soluzione. Ma non è nemmeno questo il problema che qui mi interessa maggiormente.

“Barriere d’Artista” a Bolzano

Ciò che è veramente inquietante è la soluzione saltata in mente alle amministrazioni comunali per contrastare la bruttezza. Quella delle “barriere d’artista”. Più di un sindaco, rendendosi conto di quanto i Jersey fossero imbarazzanti, ha avuto l’idea di farli “abbellire”. Si è così rivolto agli studenti delle Accademie o dei licei artistici, proponendo loro di decorarli a tema libero. Un gesto di fiducia. Come se qualunque cosa, data in mano a qualche apprendista artista, diventasse automaticamente un oggetto d’arte.

“Barriere d’Artista” a Verona

I confini della bellezza

Mi domando diverse cose. Innanzitutto quali siano i confini della bellezza. Non qualunque cosa decorata è bella. Una vecchia signora imbellettata non è bella perché imbellettata. E’ bella se ha un bel sorriso, se porta le sue rughe con dignità. Un eccesso di belletto non le conferisce ulteriore bellezza. Anzi: sottolinea la sua difficoltà ad accettare se stessa. Un brutto casermone non diventa bello se lo si dipinge a fiorellini. Quelle decorazioni non faranno altro che sottolinearne la bruttezza. La soluzione non è decorare brutte pareti ma evitare di costruire brutti casermoni.

“Barriera d’Artista” a Sestri Ponente

Il ruolo dell’arte

L’arte ha sempre avuto il compito di far scaturire bellezza; non di abbellire il brutto. Chiamare in causa l’artista solo quando c’è da mettere una pezza, offende lui e l’arte stessa. Ed è irrispettoso per lo stesso fruitore dell’opera. Il quale verrà educato a sminuire il ruolo dell’artista, a credere che qualunque roba si può aggiustare e, alla fine, a diffidare che la bellezza possa realmente esistere. Ma soprattutto, il fruitore non avrà più possibilità di critica. Di fronte all’oggetto toccato dall’artista, potrà solo più dire che non è di suo gradimento, ma non che è brutto. Perché l’arte, guai a criticarla; tutt’al più si può ammettere di non capirla. I sindaci che hanno promosso le “barriere d’artista” sono stati dei geni: hanno battuto Re Mida conferendo patenti ufficiali di bellezza.

“Barriere d’Artista” a Palermo

Dilettantismo artistico

Qui mi permetto di insinuare che, anche nella scelta degli artisti, si sta giocando con un po’ di perfidia. Perché una cosa è l’artista d’esperienza, magari laureato all’Accademia. Un’altra è lo studente, il giovane apprendista. Forse questo concetto disturberà qualcuno. Ma è la prima volta nella storia che si consegna la città in mano a ragazzi inesperti. I quali dovrebbero allenare la loro creatività nell’ambiente protetto della scuola, prima di buttarsi senza protezioni sulla pubblica piazza. Allo studente di Ingegneria non si permette di costruire ponti. A quello di Medicina, non si chiede di operare. Non si capisce perché l’arte non debba prevedere un apprendistato.

“Barriere d’Artista” a Palermo

L’arte dello sfruttamento

Una sola cosa si capisce nell’operazione dei Jersey  d’artista. E cioè che l’arte vale talmente poco che dev’essere gratuita. Nel rivolgersi a giovani e studenti, i sindaci “promotori della creatività” non hanno affatto incentivato il protagonismo giovanile. Hanno semplicemente trovato la soluzione a minor costo. Perché è evidente a tutti che un artista di esperienza, oltre a non prestarsi volentieri a tutte le trovate, va pagato. Il giovane invece può anche essere sfruttato. Anzi: ringrazierà dell’occasione. Il che induce a un’ulteriore riflessione orribile: il brutto a pagamento; il bello gratis. L’arte costa meno del cemento. Perversione pura.

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