Massimo Battaglio

Abitare la terra
Attualità e riflessioni

Piazza S. Pietro presepe della miseri-dis-cordia

Negli ultimi tempi, sembra che tutto quel che accade oltre Tevere sia destinato a destare polemiche. Perfino il nuovo presepe in piazza San Pietro, realizzato dalla Bottega d’Arte presepiale Costabile e Cantone di Napoli, nel pieno rispetto dei canoni della tradizione napoletana.

Troppo provocatorio

Hanno tuonato all’unisono i soliti difensori della “tradizione”, arrivando a leggervi improbabili allusioni a un complotto contro la Chiesa. E, siccome, invece, a papa Francesco, questo presepe è piaciuto, dal complotto si passa all’apocalisse. E’ proprio il papa, urla qualcuno, che complotta contro la Chiesa. Altri rincarano: Francesco dimostra ancora una volta di non essere affatto il papa ma un personaggio messo lì per nascondere le losche trame di qualche stramaledetta massoneria che si è ormai impossessata della Chiesa.

Poveri idioti da tastiera, mossi dalla solitudine e dall’illusione di contare qualcosa. Mi verrebbe da liquidarli così, se non fosse che, alle spalle di queste menate stanno sempre i soliti grandi giornali di estrema destra che se ne approfittano e danno la stura, mossi a loro volta non da grandi idee ma più che altro dal bisogno di clic.

Il presepe della misericordia

In realtà, l’unico intento del maestro presepaio che ha concepito l’opera di piazza San Pietro, era di porre la Natività al centro di un’onda di misericordia. Tutti i personaggi sono intenti a compiere una delle “Opere di Misericordia”. C’è quello che dà da mangiare a un affamato, quello che visita un carcerato, quello che “veste un ignudo”.

L’ignudo

Ed è proprio la figura del mendicante nudo, avvicinato da un signore che gli porge una camicia, a costituire uno dei principali elementi del sospetto. Nella vicinanza tra le due figure maschili, qualche invasato ha voluto vedere un approccio tra due persone omosessuali. Sarebbe fin troppo chiaro, a detta di certi poverini, che il personaggio in costume adamitico, troppo avvenente per un presepe, stia proponendo all’altro una prestazione sessuale. Anzi, omosessuale! Penso che solo una persona in perenne lotta con se stessa possa arrivare a sospetti di questo genere. Basterebbe ricordarsi vagamente come si svolge un amplesso tra due persone, non necessariamente dello stesso sesso, per capire che proprio qui non è cosa. Ma tant’è.

L’angelo rainbow

Ulteriore conferma della presenza occulta della “lobby gay” (intergalattica?) si troverebbe nell’angelo, che sfoggerebbe una sfrontata ghirlanda di fiori simile a un arcobaleno. L’arcobaleno è il simbolo dell’alleanza tra Dio e l’uomo sin dai tempi di Noè. Col tempo, è giustamente diventato anche il simbolo della pace. Macché! E’ la bandiera dei sodomiti! Si bruci quell’angelo!

D’altra parte… la madonna dei femminielli

Già. Il presepe di quest’anno è stato regalato dai rettori del santuario di Montevergine, vicino a Napoli, quello della “madonna dei “femminielli”. Si tratta di un luogo tutto particolare, forse unico al mondo, a cui convergono tutti gli anni migliaia di gay e soprattutto trans napoletani, ad impetrare la protezione di Maria, venerata col soprannome di “Mamma Schiavona”. E’ un rito struggente, che ha origine in tempi antichissimi, pre-cristiani, quando il monte del santuario era dedicato alla dea Atena Partenope. Allora vi salivano i Coribanti, i preti eunuchi consacrati a Cibele, la grande madre nera, simbolo femminile della natura. Oggi, Mamma Schiavona ha conquistato piazza San Pietro e campeggia, graziosa, su un muretto a lato della Natività. Piccola gioia per qualcuno; abominio per altri.

La valigia di cartone

Uno dei re magi è arrivato con una valigia di cartone. Proprio come tutti i forestieri che arrivano oggi alle nostre porte, e che il Vangelo ci invita a ospitare. E qualcuno non ci ha più visto. Papa Francesco polulista! Comunista! Si bruci pure lui!

Curare gli infermi, visitare i carcetati

C’è un ferito per terra, con un personaggio che si china su di lui. Dietro c’è un vecchio con una lanterna, che si sta dirigendo verso una cella da cui spunta la testa di un carcerato. Qui, i profeti di sventura hanno voluto leggere allusioni sadomaso. Loro che se ne intendono.

C’è anche il morto!

Eh certo che c’è anche il morto, vicino a un uomo che lo sta seppellendo. E’ un po’ discosto dalla scena ma ricorda che, tra le opere di misericordia, una è anche quella: seppellire i morti. Ma i detrattori hanno preferito leggervi la sepoltura della dottrina cristiana. D’altra parte è tutto così chiaro, vivaddìo: il cadavere è avvolto in un lenzuolo, che non può che rappresentare la Sindone! Questo presepe vuole seppellire quanto di più caro hanno i cattolici, fino alle più importanti reliquie! Presto! Si ammazzi pure il morto!

La rovina di San Pietro

Nelle forme della “capanna”, si è voluta profetizzare addirittura la rovina della Chiesa. In effetti, quelle vestigia diroccate che coprono la scena potrebbero far pensare alla basilica di San Pietro in rovina, agli occhi di un ignorante. In realtà, il pezzo di cupola rappresentata non ha proprio nulla in comune con quella realizzata da Giacomo Dalla Porta su idea di Michelangelo. Ha ben più di sedici lati; il tamburo è compartito da paraste semplici anziché doppie; esibisce cerchiature orizzontali che a San Pietro non esistono. Ma il complottismo richiede per l’appunto ignoranza.

I tradizionalisti ignorano la tradizione

E’ singolare che tutte le critiche mosse contro il presepe di piazza San Pietro dai sedicenti “tradizionalisti”, mostrino una totale ignoranza della tradizione del presepe napoletano. Nel quale, tutte le figure rappresentate sono sempre state presenti. A cominciare dal “pezzente”. L’uomo seminudo, altri non rappresenta che il “povero Lazzaro” che tornerà nella famosa parabola di Gesù. Misero tra i miseri, è il primo nella gerarchia della salvezza. Non poteva che essere tra i primi nella notte Santa e quindi nel presepe.

Talvolta veniva collocato nei pressi della capanna, più avanti dei pastori, sorretto da un piccolo angelo. Altre volte, la Madonna si chinava su di lui tendendogli la mano per avvicinarlo al Figlio. Una scenetta di tenerezza immensa, cancellata solo nei primi del novecento dalla furia moralista di quei tempi. Non poteva non ricomparire ai tempi di papa Francesco.

Quanto all’angelo “rainbow”, anch’esso è una presenza costante nella tradizione presepistica. Ricorda per l’appunto che la Nuova Alleanza si fonda, come quella antica, sull’armonia tra tutte le creature e tra esse e il creato. Armonia che, da sempre, e non solo nella tradizione giudaico-cristiana, è stata simboleggiata dall’unione delle diverse tinte dell’arcobaleno.

Le rovine del tempio

Idem: in tutti i presepi napoletani, la capanna della natività si appoggia a qualche rudere di edificio antico. Normalmente si tratta di un paio di colonne sormontate da un pezzo di trabeazione. A volte c’è un arco di trionfo monco, altre volte un resto di un acquedotto. I presepisti napoletani volevano simboleggiare che Gesù inaugura una nuova era, essendo quella pagana completamente in rovina. E per questo, si servirono di uno scenario che faceva parte della loro quotidianità. Non era raro infatti, nella campagna napoletana del settecento, che antiche vestigia ritenute senza valore, si fossero trasformate in ripari per i pastori.

C’è anche una discreta tradizione pittorica sull’argomento, che parte proprio dal settecento.

Se puoi si vuole sostenere che il presepe di piazza San Pietro non vuole rappresentare una rovina pagana ma una chiesa in rovina, ricorderei che ciò rimanda a sua volta a un precedente ancora più importante: quello di Assisi, dove il primo presepe della storia fu appunto allestito tra le mura barcollanti della pieve di San Damiano, dove san Francesco ebbe la visione di un Dio che lo chiamava a “ricostruire la sua chiesa”.

E buon Natale a tutti, compresi i complottardi

8 Comment

  1. Grazie per questo bel articolo e post fotografico che mi ha permesso di gustare lo splendido presepe ( sia esteticamente che eticamente ) fonte davvero di riflessione sul vero Natale che si realizza soprattutto nella vita e non il 25 dicembre

  2. Bellissimo articolo Massimo. Mi ha fatto apprezzare il simbolismo, legato al vero senso del Natale: ogni statuetta rappresenta un valore diverso. Mi piace il senso di ribellione che emana: “urla” il ritorno ai veri valori fondamentali per una giusta convivenza.

  3. Quest’anno tutti si prendono la libertà di criticare i Presepi non tradizionali ma queste persone dov’erano quando una nota politica italiana invitava tutti a mettere un Maro’nel presepe?

  4. Gentile sig.re Massimo complimenti per il bel articolo ..lei ha colto in pieno la vera essenza di questo presepe…pubblicherò questo articolo sulla nostra pagina Facebook .La ringrazio e auguro a lei e la sua famiglia un meraviglioso anno nuovo

    1. Il Suo commento mi fa molto onore. Ho davvero apprezzato moltissimo il Suo “presepe della misericordia” per la capacità di suscitare riflessioni attualissime attraverso la rielaborazione di elementi della tradizione. Tradizione non vuol dire usare parole antiche e incomprensibili per il piacere del passato ma tramandare valori senza tempo avendo il coraggio di aggiornare i linguaggi.

  5. Complimenti per il suo articolo che rende giustizia a critiche dettate da superficialità o volutamente orientate a ricercare significati inesistenti.

  6. Gentile Massimo, leggendo il Suo articolo mi sono resa conto di come sia distorta la fantasia di coloro che vogliono a tutti i costi infangare e demonizzare anche il Presepe, individuando come atti omosessuali o sadomaso, gesti dettati dalla Misericordia. Complimenti a Lei per la chiarezza espositiva. È riuscito in maniera chiara ed esauriente a spiegare cosa si intende per opere di misericordia. Ed è questo ciò che l’autore del Presepe ha voluto rappresentare. Infine, per quanto concerne l’icona della Madonna di Montevergine, posta all’interno del Presepe, a mio avviso, si è voluto, semplicemente, fare un omaggio alla Madonna, tanto venerata da tutti i Campani e non solo dai cosiddetti “femminielli”. I detrattori del Presepe in questione, a quanto pare, hanno dimenticato che la Madonna protegge tutti, senza distinzioni di sesso, razza, lingua e religione.

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