Massimo Battaglio

Abitare la terra
Attualità e riflessioni

Rotonda maroncelli. L’urbanistica del qualunquismo

La Rotonda Maroncelli è un brutto posto di Torino, inviso a tutti gli automobilisti perché, a causa dell’intenso traffico che proviene da ben tre direzioni (normalmente, le rotonde hanno almeno quattro entrate), c’è sempre un casino della ma… roncelli. Sorge alla fine del parco di Italia ’61, dove il viale Unità d’Italia che costeggia l’infilata delle bellissime architetture concepite per il centenario dell’Unità d’Italia, va a saldarsi con l’ingresso della tangenziale.

Come hanno potuto, gli urbanisti di allora, tanto attenti all’estetica, concepire un tale “scempio funzionale”? Semplice: nessuno di loro poteva immaginare che, nel giro di pochi decenni, i torinesi si sarebbero dotati praticamente di un’auto a testa.

Precede il Palazzo del Lavoro

Come si vede in questa foto, la rotonda Maroncelli precede il Palazzo del Lavoro. Per chi non lo sa , il Palazzo del Lavoro è un parallelepipedo in ferro e vetro costruito dal grande ingegnere Pierluigi Nervi. Da fuori presenta facciate continue “appese” al soffitto tramite bielle d’acciaio smaltate di bianco. Un’eleganza tutta anni ’60.

Da dentro è ancora più bello. Per coprire l’immensa superficie, l’ingegnere romano concepì sedici strutture “a fungo” disposte sui vertici di un reticolato a maglia quadrata. Ciascuna è sostenuta a sua volta da venti mensole slanciate che scaricano su pilastri in cemento armato costolati. Le strutture sono leggermente distanziate tra loro, in modo da lasciare spazio a sottili lucernari che aumentano la luminosità e l’aerazione dell’ambiente.

Ce lo siamo bruciato

Siccome in Italia siamo particolarmente attenti al patrimonio architettonico, ce lo siamo bruciato. Il Palazzo del Lavoro è stato disabitato per decenni. Oggi è talmente arrugginito che, chi non sa cosa sia, pensa che si tratti di un fabbricone da abbattere. Nel 2011, in occasione dei 150 anni dell’Unità d’Italia, fu architettata una geniale soluzione: impacchettarlo. Tutte le facciate furono coperte da teli tricolori. Una meraviglia! Poco dopo, qualche buontempone pensò bene di dargli fuoco.

E i totem di Giò Pomorodo?

Sulla Rotonda Maroncelli, per un certo periodo erano stati collocati tre totem di Giò Pomodoro. Belli. Forse un po’ fuori posto. Ma riuscivano a distrarre l’attenzione da quel povero palazzo. Sono stati eliminati. I grandi saputi comunali della “divisione viabilità” hanno decito che distraevano troppo. Era colpa loro se c’erano troppi incidenti. E così sono stati rimpiazzati da una decorazione a fiori su prato, molto “decostruttivista”, inoffensiva.

Il sottopasso

Tolti i totem, i signori ingegneri del traffico si accorsero che il problema non erano loro. Gli incidenti continuavano più di prima. Occorreva un’idea più radicale: il sottopasso!

Mentre in Comune si trastullavano con l’idea del sottopasso, il Palazzo del Lavoro continuava a deperire. Negli anni sono state formulate almeno una dozzina di idee per recupararlo. Ma nessuna convinceva fino in fondo. Alla fine, qualcuno veramente brillante propose la sua: un centro commerciale!

Sembra che, alle parole “centro commerciale”, qualunque consigliere comunale provi un brivido di piacere. Specialmente quando, come in questo caso, a detti termini seguono quelli di “oneri di urbanizzazione”. La raffinatissima tattica dei nostri amministratori era davvero diabolica. Riconvertendo il Palazzo del Lavoro in un centro commerciale, si sarebbero incamerati tanti di quegli oneri di urbanizzazione da poter finanziare il sottopasso della rotonda Maroncelli.

Sembra perà che gli strepitosi sogni dell’assessorato all’urbanistica siano finiti. E’ di oggi la notizia che gli oneri di urbanizzazione non basterebbero. Ma pensa!

E allora, cosa fa l’assessore Montanari nonché vicesindaco nonché professore di storia dell’architettura?

Fa il sovrappasso!

Al posto di cercare qualche soluzione di depotenziamento del traffico, si sono messi sotto tutti gli ingegneri comunali per studiare qualche alternativa tecnologica. “L’assessorato alla Viabilità – sottolinea Montanari – sta valutando diverse soluzioni alternative intermedie rispetto al sottopasso”. Ovvero: uno sfiocco, una bretella o addirittura un sovrappasso.

Ora: il professor Montanari passa per un luminare dell’urbanistica, un accademico, un grande esperto. E’ stato presentato come portatore di un’urbanistica alternativa, nuova, “dalla parte degli abitanti”. Come cavolo è possibile che possa pensare di soffocare definitivamente il Palazzo del Lavoro dietro un cavalcavia?!

8 Comment

  1. Caro Massimo, io credo che gli oneri di urbanizzazione forse basterebbero se a Montanari, per addolcire la pillola dell’ulteriore iper/super/maxi mercato non volesse metterci un fantomatico museo di reperti del Politecnico,

  2. Geniale il sovrappasso! Ne stiamo distruggendo uno in zona nord e ne vogliamo fare uno in zona sud!!!
    Meravigliosi ragazzi, meravigliosi!!

  3. Premesso che ho inviato il link del tuo blog ad alcuni amici invitandoli a lasciare un messaggio , trovo interessante questo post . Non penso proprio che il vicesindaco e tanto meno l’assessora Lapietra siano favorevoli ad un sovrappasso (e ancor meno la Soprintendenza, per fortuna…) , penso invece che , come al solito , ci sia la solita disinformazione/strumentalizzazione da parte dei media . Ti chiedo, prima di lasciare anche un mio commento, oltre a quelli che lasceranno i miei amici , molto più tecnici di me : hai una conoscenza approfondita di tutto l’iter che ha legato il sottopasso all’accordo di programma del Palazzo del Lavoro ? Hai letto il progetto preliminare allegato alla delibera della giunta precedente di pochi giorni prima della scadenza del loro mandato ?? Se si, ne concordi il contenuto in termini di costi e di fattibilità concreta della realizzazione (relativamente per es, allo spostamento dei sottoservizi ?? Conosci in dettaglio come sono ripartiti gli oneri di urbanizzazione a carico del proponente (prospetto degli oneri allegato all’accordo di programma) e quale sarebbe l’importo residuo a disposizione per la realizzazione del sottopasso ??

    1. Conosco l’iter che ha portato alla concezione del sottopasso ed ero rimasto molto perplesso già allora. Mi sembrava di poter concludere che, come al solito, gli amministratori locali sono più interessati a opere “vistose” che a provvedimenti efficaci. Non ne ho parlato per non appesantire l’articolo ma, se il dibattito prosegue, potremmo approfondire la questione nel suo sviluppo “storico” e… ci sarà da ridere. Comunque mi stupisce non poco che Montanari abbia parlato di sovrappasso come di soluzione da prendere in considerazione. E ho scritto proprio nel tenativo di raccogliere opinioni più ragionevoli.

  4. Dimenticavo , ancora una piccola annotazione : tu scrivi nel tuo blog che in Comune i tecnici si sarebbero “trastullati” sull’idea del sottopasso : forse non sei al corrente che l’idea del sottopasso è SEMPRE stata scartata dalla vecchia giunta sino al settembre 2015 (troppo costoso, nel 2011-2013 si parlava peraltro di soli 7 milioni di Euro…) , quando il sindaco di Moncalieri (dopo che la Regione si era sfilata dall’accordo e lo stesso stava per fare anche la Città Metropoitana) , unico rimasto tra i contraenti , aveva minacciato di non firmare l’accordo se non si fosse realizzato il sottopasso (il che voleva dire che tutto l’accordo di programma sarebbe saltato…) .

    1. Confermo la battuta sui dirigenti tecnici che si sono trastullati e che si stanno trastullando tuttora, con la scusa di “studiare le diverse alternative” a livello di progettazione preliminare, mentre la legge chiede di scegliere tra scenari diversi elaborati solo allo stadio di fattibilità o nel caso (purtroppo raro) di concorso d’idee. So anche che quella del sottopasso era una mossa più politica che altro. Ma insisto: qualunque perito sarebbe in grado di capire che quel nodo stradale non si risolve nè con sottopassi, nè con sovrappassi, nè con passi di lato. L’unica soluzione praticabile consiste nel depotenzialmento del traffico, come si è fatto in corso Francia. Il che fa a pugni con la nuova “originalissima” scelta di un centro commerciale al Palazzo del Lavoro.

  5. Un bypass (qual’è un sottopasso o una cavalcavia) funzionano se in un sistema fluido, come la circolazione sanguigna, si crea un’occlusione. Nel caso della mobilità torinese, siamo ben lontani da un sistema fluido e quindi bypassare la rotonda Maroncelli, significa semplicemente spostare il problema più verso il centro. Soluzione che certamente accontenta il Sindaco di Moncalieri, ma che non può certo far felice l’Amministrazione torinese. Non si risolve un problema sistemico con un intervento puntuale.
    E’ una soluzione tampone, a costi molto alti.
    Va considerato, inoltre, che queste infrastrutture se possono rivelarsi efficaci per la mobilità automobilistica, sono tendenzialmente un’enorme frattura per la città e un ostacolo insormontabile per le altre tipologie di spostamento (piedi, bici).
    Chiunque pensi di risolvere il problema dell’accessibilità in Città concentrandosi solo sugli ingressi non sta facendo seriamente il suo mestiere.

    1. Se qualche “genio” non avesse deciso di approvare un progetto di un centro commerciale di tale portata ora non staremmo ad arrovellarci a parlare di sottopasso/sovrappasso . Le code che ci sono attualmente nelle ore di punta sono ancora minori rispetto a quelle di altre grandi città : piuttosto occorrerebbe pensare a come NON fare arrivare le auto sino a quella rotonda , a maggior ragione quando entrerà in funzione il grattacielo Regione (per non parlare della Città della Salute ). Una soluzione potrebbe essere quella di creare uno svincolo in tangenziale all’ altezza della stazione ferroviaria di Moncalieri e lì realizzare un parcheggio di interscambio FERROVIARIO (Moncalieri , Lingotto , Porta Nuova ,ecc ecc ) .

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