Massimo Battaglio

Abitare la terra
Attualità e riflessioni

Itinerari ciclabili, Torino, l’Italia, il Mondo

Piste ciclabili nel mondo

Le più belle piste ciclabili del mondo sono, a detta di tutti gli esperti ma anche di coloro che le vedono e utilizzano, quelle di Copenaghen. Strutture di forte impatto visivo, sono concepite in modo da rendere piacevole l’esperienza del percorso. Eleganti, vogliono essere elementi di forte caratterizzazione positiva del territorio. In questo modo, anche chi non usa la bicicletta, può apprezzarle con l’occhio, sviluppando, verso la bicicletta, un sentimento di favore.

Compenaghen

Le piste danesi se la giocano con quelle olandesi. La “Van Gog Path” di Eindhoven è disseminata di cellule fotovoltaiche che si illuminano di sera. Economia, ecologia, un’alternativa di vita e non solo di mobilità.

Eindhoven, “Van Gog Path”

Recentemente sta avendo un grande successo la nuova “Nelson Street Cycleway” di Auckland, Nuova Zelanda. Corre sempre in sede propria, scavalcando corsi d’acqua e arterie di grande traffico. E’ fiancheggiata da corpi illuminanti a energia solare. I parapetti, sostenuti dagli stessi corpi illuminanti, sono trasparenti.

Auckland, “Nelson Street Cycleway”

Le piste ciclabili dovrebbero sempre essere così: comode, scorrevoli, protette, possibilmente panoramiche e soprattutto belle. Gli esempi proposti dicono che è il modo migliore, se non l’unico, per favorire davvero la mobilità sostenibile. Dove si è avuto il coraggio di scommettere ed investire a questi livelli, si è davvero creata un’alternativa vincente al traffico veicolare privato.

L’attuale rete di piste ciclabili di Torino

quantitativamente, non male. Almeno i principali punti chiave della città sono in qualche modo raggiungibili. Le maggiori aree verdi risultano abbastanza ben connesse tra loro.

Torino: attuale sistema delle piste ciclabili

Se però, oltre a un’offerta abbontante, si volesse anche un una rete di piste ciclabili sensata, bisognerebbe aumentare di molto gli sforzi. Bisognerebbe infatti che gli attuali percorsi fossero interconnessi. Non dovrebbero esserci sbocchi ciechi. La distanza tra due piste dovrebbe essere ragionevole. Tutti i poli urbanistici dovrebbero essere raggiunti. Le principali arterie di traffico dovrebbe sempre essere affiancate da corsie ciclabili. Per raggiungere un obiettivo di questo genere, occorrerebbe aumentare la rete di un terzo.

Sistema di piste ciclabili ottimale

La qualità

è un altro discorso. Abbiamo piste ciclabili ridotte a una striscia bianca tracciata sul marciapiedi. Altre, magari in un lontano passato, prevedevano anche una coloritura rossa del fondo. Altre ancora sono totalmente dissestate. Tutte presentano strozzature, elementi di ingombro, attraversamenti assurdi. Quasi nessuna corre veramente in sede propria. Normalmente si tratta di un semplice allargamento del marciapiedi o, più raramente, di un restringimento della carreggiata automobilistica.

Sembrano preoccuparsi di non offendere. Soprattutto, chi ne ha concessa la costruzione, si è guardato bene dall’attirarsi le ire degli automobilisti. Il che è piuttosto singolare, dal momento che ogni ciclista rappresenta quasi una macchina in meno per strada. Ma a Torino funziona così. Come in molte altre città d’Italia, d’altronde. Le nostre piste ciclabili non sono una vera alternativa. Sono nate più che altro per togliersi la rogna dei ciclisti che intralciano il traffico. Un monumento alla “tolleranza”, intesa come sentimento di magnanimità di un gruppo dominante rispetto a una minoranza fastidiosa. Minoranza che, magari nelle intenzioni, si vorrebbe più numerosa. Ma a basso costo e senza toccare i privilegi di nessuno.

Qui di seguito, alcune delle situazioni più comiche della rete ciclabile di Torino. Nella loro mestizia, sembrano concepite apposta per ricordare che siamo e saremo sempre nella città dell’auto.


1 Comment

  1. Bravo, hai fatto una bella sintesi del “potenziale atteso” e della situazione torinese che, come scrivi, non è malvagia ma resta disconnessa (nel senso della rete) e sconnessa (nel senso della manutenzione puntuale). Integro scrivendo che l’interesse sul tema è all’apice: una sorta di moda della bicicletta, che spinge sia sulla richiesta infrastrutturale che sull’elemento “bici” di per se (oltre alle bici elettriche si stanno promuovendo persino le cargo bike su note riviste settimanali come per esempio Donna Moderna) sta prendendo mano con forza. Su Torino siamo tutti in attesa della ciclabile Via Nizza ma il grosso è nella richiesta diffussisima di fondo da parte dei Comuni piemontesi, tant’è che stanno per uscire gli esiti di un bando regionale a cui, stimo, potrebbero esserci state ben oltre le 50 candidature (spesso intercomunali). Dal punto di vista nazionale, oltre alle politiche di grandi itinerari come Vento o Acquedotto Pugliese, una grande botta mediatica è stata data dalla puntata di Report di gennaio scorso, nella quale è finalmente venuta fuori la Bikenomics, ovvero la disciplina che segui i vantaggi economici dell’uso della bicicletta rispetto all’uso consolidato dell’auto. Se son rose fioriranno ma la guerra è ardua per gli addetti ai lavori, soprattutto per il menefreghismo e la rigidità di alcuni settori di dirigenza che, per paura della magistratura in casi di incidenti, tendono a tirarsi indietro e, spesso purtroppo, mandare a monte progettualita’ decise e condivise, con l’esito di una grave rottura di fiducia tra cittadini “sostenibili” e amministrazione comunale del momento. La selvazza sta, però, nel gioco della massa critica, ovvero, nel potenziale di utenti che, una volta messo in gioco, possa dare sempre più visibilità nel paesaggio stradale agli utenti deboli, rafforzando paradossalmente anche il senso di cautela da parte degli automobilisti. Diamo tempo al tempo, ma che anche il tempo meteo ci aiuti, perché l’aver perso l’occasionale ciclabile di un maggio così piovoso non ha fatto del bene alla causa: un mio amico ha aperto a inizio primavera il primo “ciclo/ciabot” dell’area metropolitana ed ha viaggiato al solo 30% del potenziale proprio a causa dei costanti temporali pomeridiani.

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