Massimo Battaglio

Abitare la terra
Progetti

Interriamo la ferrovia?

Qualche tempo fa si discuteva del possibile interramento della ferrovia nel tratto da Lingotto a Porta Nuova. Un’idea suggestiva e grandiosa. L’enorme fascio di binari che squarcia Torino sud in due potrebbe diventare il terreno su cui si giocherà il futuro urbanistico della città per almeno vent’anni. Con un’innumerevole serie di vantaggi. Si ricucirebbe un tessuto urbano interrotto; avemmo nuove abitazioni e servizi; realizzeremmo un polmone verde tra le case.

Un’area enorme

In effetti, l’area interessata dalla ferrovia sud è enorme. Cinque volte il Lingotto. Milioni di metri quadri, molti dei quali in disuso, spezzano la continuità della città come una coltellata inutile. Basterebbe portare tutto sotto terra, per ottenere un paesaggio meraviglioso. Il primo passo del grande progetto dovrebbe essere la ricostruzione della stazione Lingotto, che diventerebbe una stazione di testa. Da lì, in sotterranea, si prolungherebbero solo più sei binari: quattro fino a Porta Nuova; due verso Porta Susa. Sopra, la città nuova.

Ci ho provato

Ho provato a riempire la plaga della ferrovia con un pezzo di città. Niente di trascendente: il disegno viene quasi da sè. Si comincia con l’immaginare connessioni tra la vie a est e ovest: i segni rossi nel disegno. Di qua e di là, cortine di edifici a varia altezza. Verso il centro saranno più continue. Verso la periferia, case a torre inframmezzate da case a schiera. Al centro, il parco. Alcuni edifici della ferrovia, interessanti, verrebbero conservati e riconvertiti in servizi.

Ambiti distinti e collegati

Nell’ambito nord, verso il centro, l’operazione sarebbe di vera e propria ricucitura urbanistica. Dal lato di via Sacchi si inserirebbe una fila di isolati residenziali e commerciali. Edifici più alti verso l’asse storico; altri più bassi, a destinazione prevalentemente terziaria, verso l’interno, affacciati su una strada nuova.  Verso est, si completerebbero gli isolati esistenti attraverso case basse che proseguirebbero fino a corso Dante e via Rapallo. La nuova stada che servirà questi edifici, proseguirà fino all’Oval Lingotto.

Sul lato est di via Zino Zini, si affaccerebbero venti case a torre alternate a schiere di casette a due piani. Anche qui si inserirebbe una strada interna. Dalla parte opposta si amplierebbero i parcheggi intorno al Lingotto e alle sue nuove propaggini: l’Oval, il Grattacielo della Regione e la Cittadella della Salute.

Il parco e i servizi

Oltre le cortine costruite si snoderebbe il parco. Costeggiato da nuova viabilità, si presenterebbe come una catena di giardini, un po’ come il Valentino. Verso Porta Nuova una spina di giardini formali. Verso il Lingotto, un giardino naturalistico. Sul parco si affaccerebbero i servizi: la ricostruita cappella della stazione, le officine riconvertite in edifici per l’istruzione superiore. In testa, la nuova stazione ponte del Lingotto.

L’ambito di via Sacchi

Ho immaginato una serie di isolati tradizionali, con fronti di quattro piani più il terreno verso la via storica, digradanti verso l’interno. Le case avranno la stessa altezza di quelle ottocentesche. Saranno su pilotis, in modo da raddoppiare il fronte porticato storico e presentare ampie aperture verso le corti. Sulle vie laterali, digraderanno fino ad arrivare a un solo piano verso il lato del parco. Qui sono previsti fabbricati commerciali e di servizio. Gli appartamenti potranno avere le più varie pezzature.

L’ambito di via Zino Zini

Ho pensato a venti case a torre, qui rappresentate in modo schematico, alternate a brevi schiere di casette unifamiliari. Il filo delle torri seguirà la via. Quello delle schiere genererà delle piazzette. Sul retro, gli edifici saranno allineati su un unico filo. Anche qui appartamenti vari, per tutte le possibili combinazioni familiari e per tutte le tasche.

C’è un problema

Un progetto così, in fondo, è terribilmente tradizionale. Va bene in una città in via di progresso, che attrae abitanti a cui servono nuove case e servizi. Torino oggi è tutto il contrario. I negozi chiudono continuamente; aprono supermercati che durano quel che durano. Il mercato immobiliare è depresso. Non ci sono soldi per nuovi servizi. Un’operazione di questo genere, che in altri tempi sarebbe stata a costo zero per il Comune (si acquistano i terreni e li si mette a bando), rischierebbe di diventare un buco nero per le casse pubbliche. D’altra parte, è piuttosto difficile immaginare altre funzioni alternative alla residenza e al terziario. Mi sa che ci terremo ancora per molto la ferrovia.

4 Comment

  1. Come idea sarebbe molto bella. Solo che ha l’aria di quei progetti tipo “FARE LA NUOVA STAZIONE DI PORTA SUSA”, cose che cominciano con un’amministrazione e forse, un giorno, finiscono.

    1. I progetti urbanistici di carattere generale hanno sempre tempi lunghi. In particolare, il rifacimento di Porta Susa è stato eseguito “con comodo” perché non si trattava di un’opera indispensabile, per quanto importante. Al contrario, il sedime ferroviario tra Lingotto e Porta Nuova rappresenta ormai l’unica area di possibile trasformazione urbanistica nei confini della città. Insieme ad altri temi come quello della rifunzionalizzazione di Fiat Mirafiori, rappresenterà sicuramente uno dei casi su cui si dovrà concentrare la pianificazione della città nei prossimi anni. Su tempi lunghi, certo.

  2. Finalmente qualcuno che reinserisce i portici nelle idee progettuali. I pilotis no, non mi sono mai piaciuti. Piuttosto, da utente finale, gradirei avere un cortile privato ad uso del condominio. Piccolo ma accogliente. I portici però si, servono, servirebbero ovunque. Ma più in generale, Sarebbe ottimo se venisse interrata. Già R Piano ne parlava nell’1982… e potrebbe (lo dico banalmente) essere una grandissima occasione per attrarre una buona dose di terziario (uffici per intenderci) a Torino. Immagino un grande asse verde costernato di edifici adibiti ad uffici con qualche torre che spunta qua e là. Ottima l’idea di allinearsi alle altezze esistenti ma ribadisco la necessità di qualche torre (almeno 3. Anzi 4 se consideriamo quella della regione)

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