Massimo Battaglio

Abitare la terra
Attualità e riflessioni gioielli nascosti

Sindone: zitti zitti, riapre il capolavoro barocco

Finalmente riapre la Cappella della Sindone

Sembra che il capolavoro di Guarino Guarini, la cappella della Sindone, dopo trent’anni di chiusura, sia pronta per tornare a elargire la sua magnificenza. Fu chiusa nel 1990, in seguito alla caduta di alcuni frammenti della cupola. I tecnici della Sovrintendenza ai Beni Architettonici ne approfittarono per inaugurare una campagna di restauri che durò sette anni. Non ancora conclusi i lavori –  prorogati per realizzare l’impianto antiincendio – scoppiò proprio un incendio, di proporzioni devastanti. Tutto sembrò perduto. Si ricominciò daccapo, e si andò avanti per altri vent’anni. Toccava capire i danni, consolidare i resti, ricostruire, recuperare il recuperabile, catalogare l’irrecuperabile. E lottare con ristrettezze economiche, lungaggini burocratiche e indifferenza politica.

Giovedì 26 settembre 2018 sarà il giorno, per me attesissimo, della riapertura. Una cerimonia a inviti vedrà il ministro dei beni culturali Bonisoli impegnato nel taglio del nastro. Con lui la direttrice dei Musei Reali Enrica Pagella, il vescovo Nosiglia, il presidente della Regione Chiamparino e la sindaca Appendino. Più duecento ospiti selezionatissimi. L’evento sarà preannunciato la sera prima, con l’illuminazione della cupola. Dal giorno dopo, sarà ammesso finalmente il pubblico. Dal 27 al 29 ci sarà un biglietto speciale a 3 €. Successivamente, la cappella entrerà nel normale percorso di visita di Palazzo Reale. L’ingresso non avverrà dunque più dal basso, attraverso i due scaloni che prospettano sul duomo, ma dall’alto, attraverso la galleria che connette il santuario con gli appartamenti reali. Tornerò sulla questione.

Eventi collaterali

Oltre alle visite “speciali”, sono previsti alcuni eventi complementari.  Venerdì 28 alle 19  e sabato 29 alle 21 saranno  celebrate messe solenni in duomo.  Negli stessi giorni, all’Auditorium Vivaldi  della Biblioteca Nazionale di Torino si svolgerà un convegno internazionale che farà invece il punto sulla storia e i significati del monumento. Due mostre coroneranno gli eventi: una alla Galleria Sabauda, sui complicati e lunghi restauri. L’altra sarà a Palazzo Madama e si intitolerà “La Sindone e la sua immagine”.  Presenterà al pubblico un’ottantina di opere artistiche che raccontano la Santa Sindone.

Sono davvero felice

Come tutti i torinesi che hanno studiato Architettura prima di trent’anni fa, ho amato a dismisura la cappella della Sindone, gioiello per eccellenza dell’architettura nostrana. L’ho frequentata, disegnata, studiata, toccata fin da piccolo. Anzi: il motivo per cui mi iscrissi ad architettura è proprio che volevo imparare a fare cose così.

Voglio raccontare

Negli archivi torinesi, vari disegni parlano della Cappella della Sindone. I primi, del Castellamonte, ipotizzano una pianta ovale con la cupola tonda. Secondo quest’idea, il santuario avrebbe occupato tutta la profondità del lato ovest di Palazzo Reale e si sarebbe aperto direttamente sul cortile d’onore. Di altezza modesta, sarebbe stata una sorta di grande cappella reale, tutta interna al Palazzo dei duchi ma accessibile anche dal duomo. Fu Bernardino Quadri a mutare per la prima volta il progetto. Elevò il piano della cappella portandola al livello degli appartamenti di parata. Le dette forma tonda, meno profonda, in modo da ricavare verso il cortile un portico come sugli altri lati e, al piano di sopra, una galleria d’accesso dagli appartamenti. Il collegamento al duomo sarebbe stato assicurato da due scaloni ai fianchi dell’aula circolare. Ma nemmeno in questo caso l’insieme avrebbe avuto molto slancio. Solo il lanternino sarebbe svettato sopra i tetti.

E’ curioso che tra i disegni, non vi siano quelli di Guarini. Ma è noto che essi girassero l’Europa per essere studiati da giovani artisti. E poi egli disegnava poco, preferendo seguire dal vivo le maestranze che preparavano sagome, centine e modelli per le sue ardite creazioni. Così, del primo maestro del barocco piemontese ci restano solo alcune stampe, eseguite ex post e inserite nel suo trattato “L’architettura civile”.

   

Quando l’architetto modenese arriva a Torino (1665),

la parte bassa dell’opera è già in cantiere secondo i vecchi piani. Restano da studiare la cupola e i decori. Il nuovo progetto parte quindi da due dati fondamentali: una pianta determinata e un materiale, il marmo di Frabosa, già ordinato in quantità e parzialmente lavorato. Egli accetta i vincoli e organizza il programma di quella che sarà forse la cupola più seducente del mondo. Unisce i nove lati della cappella di Quadri a gruppi di tre. Squarcia il lato verso il duomo, ottenendo la maestosa loggia che mette in stretta comunicazione visiva i due interni. Sopra, erige i tre arconi su cui imposterà il “tamburo”. Quindi costruisce il grande loggiato coi sei finestroni che già sporgono dal filo dei tetti. Ancora pùi su, disegna il gioco di calotte traforate a nido d’ape, la corona e la cuspide.

Il progetto piace molto a Madama Reale, soprattutto per l’inedito rapporto che istituisce con la cattedrale, col Palazzo e con la città. Si erge su qualunque tetto, più alta di tutti i campanili. Incombe sul cortile del Palazzo, sottolineando la sacrale investitura dei suoi abitanti. E al contempo sovrasta il duomo, lo penetra, ne diventa parte integrante. Anzi: si propone come l’oggetto più importante della cattedrale stessa. Insomma: fa capire chi comanda.

 

Cerniera tra il potere dinastico e quello religioso,

la cappella guariniana non ha però solo significati politici. Nè si limita a un virtuoso esercizio di geometrie complesse tradotte in struttura. Ogni dettaglio esprime esatti messaggi simbolici, secondo un sistema di allegorie di fine intensità. E’ una sorta di riflessione teologica scritta nella pietra e nella luce: la calotta traforata, il suo slancio prospettico e il progredire dal nero alla luce, rappresentano il transito dalla terra al cielo. Le gradinate curve ricordano la via faticosa dei pellegrini; le stelle sul pavimento alludono al “pianto del cielo” narrato nell’Apocalisse. Tutto, in questa sorta di simulacro del santo sepolcro, partecipa ad un simbolico lamento sulla tomba di Cristo.

Credo che nemmeno lo stesso Guarini avesse previsto un effetto così inaudito: le sue opere successive mostrano infatti una ricerca di maggior pacatezza. Ma credo soprattutto che non avesse immaginato d’aver costruito, con le sue cupole geniali – di cui rimane solo la torinese S. Lorenzo – una folla di giganteschi camini, diabolico invito per le fiamme che, prima o poi, le ha avvolte tutte.

Una riapertura sotto tono

I lavori di restauro e ricostruzione della cappella della Sindone sono stati colossali. Un impegno enorme è stato profuso per restituire ai torinesi e al mondo uno dei principali trionfi del barocco, vanto per Torino ma patrimonio irriunciabile per l’umanità. Eppure, quasi non se ne parla. Articoletti su La Stampa e Repubblica del 27 agosto annunciavano la riapertura ma specificavano: “eventi top secret”. Top secret o ancora in alto mare?

Qualche giorno dopo salta fuori che il ministro dei beni culturali Alberto Bonisoli, cui spetta almeno l’onere di invitare le autorità agli eventi, pensava addirittura a una cosuccia tra lui, la direttrice dei Musei Reali e un po’ di giornalisti. Non aveva previsto la presenza della sindaca Appendino nè del vescovo. Probabilmente credeva che si trattasse di una cappellina qualunque, nascosta tra le sale del Palazzo. Non ci sarebbe da stupirsi, dal momento che, a stretto giro, gli scappava la seguente dichiarazione: “io abolirei la storia dell’arte. Per me, al liceo era una pena”.

Cosa succede a Torino?

In curia non sembrano darsi molta pena. Sapevano sin da maggio che l’inaugurazione sarebbe stata a fine settembre. Ma, nello stile dei nostri preti, si è sempre distinto accuratamente tra arte e religione. Da una parte le cose belle, dall’altra quelle spirituali. E, per meglio marcare il confine, conviene che le seconde siano sempre un po’ meste, tristanzuole. Così, loro hanno giocato d’anticipo: il 10 agosto hanno organizzato un’ostensione del sacro lenzuolo riservata ai giovani. Duemila giovani! Hanno esultato. I torinesi sotto i trent’anni sono 228.149 (dati ISTAT) ma duemila pellegrini in erba sono bastati per chiarire che, in quanto a Sindone, si era già dato.

Diranno due messe solenni, è vero. Presiedute dall’arcivescovo o da un canonico qualunque? A me piacerebbe qualcosa di festoso, di unico. Per esempio una messa con partecipazione del coro della RAI disposto sulla loggia. Per esempio, dopo la funzione si potrebbe anche salire processionalmente lungo i due scaloni. Ma non ci sarà sicuramente niente di tutto ciò. La solennità della cerimonia si ridurrà, come al solito a Torino, a qualche canto in più eseguito da una cantoria di volontari, e un po’ di incenso sparso nelle navate.

Comune e Regione non hanno ancora speso una parola sull’evento. Sono troppo occupati col fallimento della candidatura alle Olimpiadi. E ancora troppo segnati dall’esperienza di Piazza San Carlo 2017, per vagheggiare grandi eventi. Meglio pensare ai prossimi mercatini di Natale. Ops! Mercatini di Capodanno, perché siamo una città laica. Votata all’ignoranza ma nel rispetto della “laicità”.

Ultima nota:

le signore del Polo Reale tentano di spacciare il cambiamento dell’ingresso, non più dal duomo ma da Palazzo Reale, per un fatto “filologico”. Non prendiamoci in giro! Guarini previde che il pubblico entrasse dal duomo, e approntò per questo due emozionanti scaloni monumentali. Da Palazzo Reale entravano i Savoia. Io, che faccio parte del pubblico, non ho nessun bisogno di giocare al principino per capire meglio. Piuttosto, mi sento mortificato nel non poter più sperimentare l’ascesa com’era stata pensata in origine. Dicano le cose tal quali: servono soldi per far girare Palazzo Reale. E’ una causa molto nobile; non vergognamocene.

 

 

 

1 Comment

  1. Bello l’articolo sia per la spiegazione artistica che per i commenti socio politici condivido il desiderio di un maggior risalto all’ evento, ma purtroppo oggi la nostra amministrazione ( sia laica che religiosa) non brilla per cultura

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *