Massimo Battaglio

Abitare la terra
Progetti

Il laboratorio sulle colline

Paolo e Carla vanno in pensione. E tornano “al paese”. Hanno una casa di una nonna su un bricco del Monferrato e mi hanno chiesto se si può ristrutturare. Purtroppo, la risposta è no. Si tratta di una di quelle case costruite negli anni trenta, quando non c’era niente se non la fame. . E’ fatta di murature con un po’ di tutto, solai tenuti su con le rotaie del tram, fondamenta poco più che raso terra. Bisognerà fare “sul nuovo”. Idea che a Paolo e Carla non dispiace.

I dati di partenza

Carla ha fatto la maestra democratica per quarant’anni; è piena di libri preziosissimi da cui non si intende separare. Paolo ama “cianfrugnare”. Gli piace restaurare mobili, oggetti antichi e recenti; se gli passa per le mani qualcosa di rotto, non resiste a ridargli vita. Gli servirà un bel laboratorio dove passerà buona parte della giornata.

Hanno due figli ormai “per conto loro”: la grande è sposata e ha in programmazione un nipotino. Il giovane si sposerà presto col suo compagno. La nuova-vecchia casa dovrà avere un certo numero di stanzette per le vacanze delle nuove generazioni.

Un terzo dato è il paesaggio: mozzafiato. E’ il motivo per cui Carla e Paolo vogliono tornare lì. Dunque bisognerà fare attenzione che la casa laboratorio sulla collina catturi questo paesaggio. Bisogna che lo inquadri, lo lasci entrare, lo omaggi con la propria presenza.

Prime idee

Sarà una casa composta di due case. Da una parte l’abitazione, più alta; dall’altra il laboratorio, col garage e i locali di servizio. Tra l’una e l’altra casa correrà una galleria vetrata. I tre volumi definiranno al centro un patio, soggiorno aperto e discreto che inquadra il cielo.

Abbiamo deciso questo schema anche perché permette di realizzare volumi di dimensioni paragonabili con quelle delle case intorno, visibili da lontano. Una casa compatta sarebbe stata troppo incombente nel panorama.

Volumi reciproci su livelli diversi

Una volta si diceva: “sfruttando il dislivello del terreno abbiamo integrato la costruzione nel paesaggio”. Era una di quelle frasi rotonde da relazione illustrativa per commuovere il geometra del Comune. Non pensavo che sarei mai ricorso a qualcosa del genere. Eppure, la casa laboratorio di Carla e Paolo si riassume bene così. L’unità “di servizio”, più in bassa, è la prima che compare alla vista di chi arriva. Ma il volume propriamente abitativo, più indietro, non è totalmente nascosto perché è in posizione più elevata. Il taglio superiore dei volumi permette di stendere un tetto unificante.

Il piano terra

Intorno al patio si organizzano tutti gli spazi di maggior fruizione. In faccia la galleria di collegamento che serve anche da ingresso, a destra il soggiorno, a sinistra il laboratorio. Più oltre, la cucina è l’espansione naturale del soggiorno. Di fianco c’è la camera padronale col suo bagno (che i committenti previdenti hanno voluto al piano terra). Dall’altra parte, oltre il laboratorio, che si estende su due piani attraverso un soppalco, si trovano la lavanderia e il locale per la stufa a pallet. Di qua si scende in garage; di là si sale alle stanze dei figli.

La galleria di collegamento, così come buona parte delle pareti perimetrali, è in vetro. Pannelli scorrevoli, con sovrapposto bris soleil altrettanto retraibile, permettono la definizione di scenari dinamici, adatti a usi diversi, sempre in stretto rapporto col panorama.

Il primo piano

si compone di due ampie camere con bagno e guardaroba, distribuite intorno a una scala diritta, proprio come nelle vecchie case del Monferrato. La parete divisoria tra camere e guardaroba è removibile, in modo che, col suo semplice spostamento, si potranno ottenere quattro stanzette distinte quando sarà necessario dare uno spazio ai nipotini.

Il ripiano di distribuzione è occasione per un ulteriore punto di osservazione sul paesaggio.

Il piano seminterrato

no ha meno dignità degli altri. Il laboratorio è anche spazio espositivo, spesso aperto al pubblico. Dunque presenta tutte le caratteristiche nobili del resto della casa. E’ collegato al garage per comodità, e alla galleria superiore.

Una scala un po’ enfatica

conduce dal piano di arrivo al patio. Capita quando si è in collina. L’alternativa sarebbe stato un sentierino anonimo, magari un po’ in curva, magari trattato a “opus incertum” per adeguarsi al modello della villetta anni settanta. Crediamo invece che nessuna delle caratteristiche della costruzione vada nascosta per un eccesso di modestia. Uno degli aspetti peculiari della casa laboratorio di Carla e Paolo è il suo abbarbicarsi su un cucuzzolo, e va sottolineato.

Ieratico e dinamico

Il patio è quasi un luogo meditativo. Protagonista è il cielo, preannunciato dalla bassa falda del tetto del laboratorio. Ma è un luogo mutante. Il paesaggio vi si insinua da oltre la galleria, ancor più quando il bris soleil è completamente retratto; massimamente quando le vetrate sono aperte. Allora compare un nuovo spazio: un portico dove soggiornare all’ombra o mangiare d’estate. I richiami tra le vetrate permettono un continuo moltiplicarsi di visuali.

Il soggiorno

sintetizza tutti i temi della casa laboratorio: la cultura e il paesaggio, l’antiquariato e la modernità. La grande libreria si oppone alla vetrata verso la valle. Il tavolo scrivania in arte povera (dinamicamente estensibile, è ovvio), inquadra il televisore. Al centro è il camino, la cui parete posteriore sorregge la scala. La cucina si insinua da dietro, naturale espansione dello spazio vitale.

Il laboratorio

è uno spazio il più possibile neutro. L’arredamento cambia di giorno in giorno a seconda degli oggetti presenti. Il soppalco è realizzato in voltini su travetti in ferro: le putrelle della casa preesistente. E’ l’unico elemento che si presta al riuso, oltre alle mattonelle in cotto che verranno recuperate nella pavimentazione del patio.


 

 

4 Comment

  1. La cosa che mi ha attirato di più è che la manica di collegamento e il patio esterno diventano praticamente il punto focale dell’intero progetto. Immagino già in estate i pomeriggi passati nel patio a mirare il paesaggio e godersi la vita.
    Molto interessanti anche le soluzioni per le parti vetrate! Per quanto riguarda la distribuzione interna è molto razionale e semplice: due caratteristiche che finalmente si stanno riscoprendo in quest’epoca.

    1. Vero: abbiamo abbandonato gli interni iper-articolati dove ognuno dei numerosissimi angoli aveva una propria specifica funzione, col risultato che non era più possibile aggiungere, togliere o modificare nulla senza interventi pesanti e stravolgenti. Cominciamo a pensare che l’architettura deve liberare la vita, non dirigerla.

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